Ovunque i miei passi


Urtare contro gli spigoli di memorie

le lacrime in tasca ad un pensiero ricorrente

all’angolo questi giorni da raccontare

e le insonnie trattenute in un boccone congelato

da ingoiare.

Vorrei non aver strappato

già così tanti giorni dal calendario

saresti ancora qui.

Amputata la tua voce ed i consigli

da questo tempo altro

e guardo il cielo

per soffiarci dentro il tuo nome.

 

Vago nel mio vivere e le sue urgenze

in attesa che scenda alle mie orecchie

la tua risposta e…

continuo ad infilzare il tuo nome di

MI MANCHI

a bendare il cordone reciso

con tutti i

GRAZIE

omessi per abitudine alla maternità.

Sarai nelle impronte

che lasceranno i miei passi

ovunque mi condurranno,

sarai nel prima, nel mentre e

nel poi…

sei in me e fuori di me

 

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Ubriachi giorni


Una sera postuma

di giornate ubriache

di tante cose da dire

di troppe cose da fare,

di ricordi da riordinare

di speranze da rifare.

Silenzioso giardiniere

il vento tiepido

abbraccia oleandri

e magnolie,

accarezza il ventre

di tremanti assenze.

Sussurra tra i capelli

la solitudine notturna,

tradisce le labbra

la nostalgia recidiva,

ingoia le ombre

lo sguardo avaro.

Prigioniero coatto

di troppe ossa, muscoli e pelle

quel luogo dentro me

che continua a danzare

su tribali battiti

di momenti persi.

Siediti padre,

siedi dentro me,

continua a sfogliare

gli album da conservare,

a tenermi la mano

a parlarmi di un meraviglioso

domani.

Sorridimi padre,

gioisci in me,

continua a sventolare

una schedina perdente

come fosse vincente,

aspettando

di non riscuoterla domani.

Riscaldati padre,

sciogli le stalattiti dentro me,

continua a giurare

che le cose possono cambiare

basta aspettare domani,

prosegui nel mio futuro

ora che il tuo domani

è rimasto congelato

in un perché…

da INTERMEZZO CRIPTATO


Lezioni rosso lucido


La vetrina tirata a lucido per i nuovi arrivi. Bevo a piccoli sorsi la voglia di indossare quelle scarpe e quel vestito, tastando la mia borsa piena di bollette da pagare. Sussulto al pensiero del mutuo e tiro avanti verso il supermercato. Un ultimo sguardo, lecito e soprattutto gratis, rinnova la speranza di quel pensiero fortuito “magari il prossimo mese…”
Mi torna in mente quello sguardo adolescente dato di nascosto agli incredibili stivali rossi di Teresa, mia compagna di banco. Lucidi quanto bastava a far innamorare la mia parte di vanità. Mi ricordo del mio istintivo nascondere sotto il banco i miei piedi vestiti da scarpe ortopediche, le più brutte sul mercato, e i miei calzettoni bianchi al ginocchio.
Dolore. Imbarazzo. Disappunto. Inadeguatezza. Vergogna. La ricreazione costringeva i miei piedi ad abbandonare il nascondiglio. Fui l’ultima della fila che cinguettava allegra verso quel quarto d’ora di libertà. Un angolo sotto un pino per accovacciarmi e nascondere con l’orlo della divisa il mio disagio.
Da lì potevo osservare gli stivali rosso acceso che si muovevano nel cortile, brillando sotto il sole come rubini. Li inseguii per tutto il tempo della pausa fino a quando li vidi arrivare ad un passo da me.
“Non ti andava di giocare?” non risposi e non guardai in viso la compagna, mi bastava continuare a fissare i suoi stivali per sapere con chi stavo parlando.
Mi prese la mano e mi trascinò dentro la fila che rientrava in classe, entrambe in silenzio.
La mattina successiva facendo ingresso nel cortile dell’Istituto, cercai la mia compagna e i suoi stivali rossi da ammirare. Lei mi venne incontro in scarpe da ginnastica e  con una gigantesca busta in mano.
“Non guardare ora, lo farai a casa! Non aprirla qui e non usarli per venire a scuola… li riconoscerebbero!”
Compresi subito cosa conteneva quella busta e pensai a mio padre e a mia madre, ad un orgoglio strano nel nascondere la nostra povertà. Dignità volle che lì per lì rifiutassi il mio sogno imbustato.
“Ti prego accettali, fallo per me! Tanto non potrei più metterli… ho visto come li guardavi!”
Ammutolii, sapendo che avrei dovuto far guerra all’onore dei miei per poterli tenere e ,soprattutto, indossare.
“Non te li vorrai mettere per andare a scuola spero? Non passano inosservati… lo ha fatto per compassione?” voci di casa.
Disappunto. Dolore. Imbarazzo. Vergogna. Sentimenti comuni ma compassione no, era schierata solo su un versante. Non doveva appartenerci, non poteva legarci…
Amicizia, solidarietà, sostegno… questo fu il filo diretto tra me e Teresa, dal dono fino alla fine della scuola.

Paola Tinchitella


La mafia dentro


Risate sguaiate
in bocche di ragno
alacri tessete
reti invisibili di disonestà.

E la terra vi guarda
arrancare
gravidi di malignità
facile sarà inciampare
nel vostro stesso sgambetto.

Lingue biforcute
in falsità programmate
coalizioni organizzate
dalla mediocrità.

E il cielo vi guarda
arrampicarvi
su orizzonti perversi
facile sarà precipitare
dalle vostre inettitudini.

C’è una mafia spicciola
nel cuore di chi si allea
alla stupidità,
che vive di espedienti
trafficando irrispettosa
furbizia e livore
verso l’onestà.

Cielo e Terra vi guardano
stanando le parole
che custodite tra i denti
in guerre personali
e convenienti tregue…

Cielo e Terra vi guardano…
lanciando in altolamafianelcuore
quella pesante moneta
che vi ripagherà.

 

Paola Tinchitella © tutti i diritti riservati
 


24 dicembre 2016


Eppure continui a nascere

Sotto le bombe e i ponti

Nelle baracche e nella stiva di una nave

Dietro le sbarre e in una notte nel deserto

Davanti ai negozi e alle stelle di Natale

Tra le persecuzioni e il terrore di un odio disumano.

Eppure continui a nascere

Dentro un pensiero e in mezzo al cielo

Davanti ai calcoli e alle contraddizioni

Sopra le troppe parole dei potenti

Nelle doglie di guerre e di conflitti

Davanti alle inquietudini dei troppi ammaestrati.

La gioia affoga nel lago d’immondizie quotidiane,

nell’indifferenza di un egoismo atavico

nel perverso incancrenirsi della corruzione

nelle tante coltellate all’idea di pace ed uguaglianza

nell’odio smisurato di un’umanità al macello.

Ti prego dimmelo

Dimmelo stanotte

In un vagito

Perché non trovo né vallata né anfratto

Per quell’Amore che hai inventato Tu.

Paola Tinchitella © tutti i diritti riservati


Nanà e la notte di San Lorenzo


Quando il sole va a riposarsi dalle fatiche del giorno, il cielo si tinge di blu. E più le ore passano, andando a spasso sulle lancette degli orologi di tutti i papà, di tutte le mamme, di tutti gli zii e le zie, di tutti i nonni e di tutte le nonne…insomma più il tempo passa e più il cielo diventa blu, di quel blu notte che, se non ci fossero le stelle a illuminarlo, farebbe quasi paura.

Anche quel giorno, al tramonto del sole, la piccola stella “Nanà” si svegliò entusiasta, perché si sa che se c’è qualcuno che non vorrebbe mai dormire, sono proprio le stelle che amano star sveglie, a guardare da lassù cosa succede quaggiù.

Nanà si stiracchiò la punta spuntata, si cullò tra le nuvole ancora un po’… ma sentiva un grande trambusto intorno! Ma chi poteva essere a far tutto quel chiasso?

“Stellineeee… sbrigatevi su su, è la notte di San Lorenzo!” la stella più grande tentava di farsi più bella del solito, ancora più splendente.

“La notte di San Lorenzo?Che ha di tanto speciale?” chiese la piccola stella

“Oh, piccolina, devi sapere che in questa notte accadono cose strabilianti!” disse la stella nonna.
Le stelle più anziane stavano preparandosi alla grande festa sapendo bene che, scoccata l’ora, nel momento in cui il cielo sarebbe diventato denso e impenetrabile, mille guizzi come fuochi d’artificio avrebbero percorso il cielo in lungo e in largo.

“Guarda! Inizia lo spettacolo e tanti bambini laggiù, sulla terra, stanno a naso in su” disse stella Eta

Nanà si guardava intorno e non capiva il perché di tutto quell’entusiasmo, vedeva le stelle cadenti lanciarsi nella notte senza paracadute e perdersi nel nulla.

“Nonna ma che hanno? Non sanno più stare ferme al loro posto? Hanno perso l’equilibrio o qualcuno le sta spingendo giù?Ma perché lo fanno?”

“Ma no, che dici!!” rispose una stella vicina, piccina piccina come lei.

“Brr, che paura! Non mi diverte affatto e…” si guardò la punta menomata, insomma quella spuntata fin dalla sua nascita.

“Di cosa hai paura?” disse la nonna “sorridi bimba che è una notte di festa!”

“Se loro precipitano con questa facilità e sono grandi… e forti…che ne sarà di me che mi reggo in cielo per miracolo con questa punta spuntata?”chiese tremante Nanà

“Oh,oh sciocchina… non sono stelle quelle ma ti svelerò domani notte cosa sono, ora devi andare a dormire… il sole è già sveglio e gli uccellini stan suonando il carosello mattutino! Su a nanna, piccola mia” la sistemò su una nuvoletta e lì si addormentò.

Ma che incubi quella notte! Sognò di cadere nel vuoto senza arrivare mai a terra e nel sonno urlava “Aiuto, aiuto! fermatemi vi prego!”

Si svegliò di soprassalto, spaventata a tal punto che persino la sua luce tremava più forte.

“Che hai tesoro mio?”chiese la mamma.

“Stavo cadendo giù giù giù e poi mi son fermata in un punto lontano lontano … e mi sono trovata sola”

“Devi aver fatto solo un brutto sogno, torna a dormire… sveglierai tutte le altre”disse una stella vicina

“Non so quale delle due cose fosse la peggiore ed ho paura di riaddormentarmi. Se chiudo gli occhi e cado… come quelle stelle nella notte di San Lorenzo?”

“Piccola stella mia” intervenne la nonna sorridendo “non può accaderti nulla… i fuochi d’artificio non li fanno le stelle, ma le meteoriti”

“Giurami che sono una stella, nonna!”

“Oh sì , sei una stella piccola è vero e con un’ala spuntata, ma sei una stella vera…” tutte le stelle intorno risposero in coro “… che ogni notte illuminerà il cielo!”

 

un racconto stellare (prima parte) di Paola Tinchitella
scritto in occasione di Aspettando… e le stelle stanno a guardare (Collina della Pace)


Nanà e il Sole.


C’è un giorno dell’anno in cui il Sole va presto a nanna e sulla Terra tutti sanno che il 13 dicembre, in cui si festeggia Santa Lucia, fa presto buio.
La stellina Nanà aveva deciso di alzarsi un po’ prima del tramonto del Sole, era curiosa di vederlo da vicino e si nascose dietro una nuvoletta rosa per sbirciarlo… ma piccoli pezzetti delle sue punte sbucavano dalla piccola nuvola e la tradirono, tranne la punta spuntata che era perfettamente nascosta.
Il sole si accorse di essere controllato e si eclissò per un po’ aspettando che la notte lo nascondesse.

“Ecco, però, anche questa volta non ho potuto vedere com’è in tutto il suo splendore!” piagnucolò Nanà capricciosa.

Nonna Eta, la rimproverò con un sorriso:
“Nanà difficilmente riuscirai a vederlo, nessuna di noi è mai riuscita in quest’impresa! Lui lavora di giorno e noi di notte, ma non siamo così diversi… abbiamo solo turni diversi!”

“Nonna, io non ci credo che il Sole ci somigli” replicò la piccola stella, puntando i piedi contro il buio, che per le stelle sono le punte meridionali.
“Può sembrarti strano ma è così!” rispose la mamma Carina.
“Non può essere – si impuntò Nanà – mi hanno raccontato le altre stelline che il Sole brilla così forte da illuminare tutto il Mondo da solo… noi anche quando siamo tutte qui, riunite insieme per il turno di notte, non riusciamo a illuminare a giorno il Cielo, soprattutto quando la Luna va in vacanza. Come dite voi? Luna calante?”

“Le cose non sono mai come sembrano”

“E allora come sono?”

“Ti svelo un segreto: il Sole è una stella, una meravigliosa stella! Proprio come te, mia tenera Nanà… solo la vicinanza alla Terra fa sì che la riscaldi e la illumini più di te”
“Una stella come me?” spalancò gli occhietti meravigliata “avete sentito? Amichette mie, avete sentito? Io non so come fare a guardarmi ma nonna dice che il Sole è come me! Io sono bella come il Sole!”

“Vanitosetta” ridacchiò nonna Eta “non solo tu sei bella come il sole ma anche le tue piccole amiche, la tua mamma, il tuo papà e io stessa sono bella come il Sole”

E tutte le stelline cominciarono a guardarsi l’un l’altra soddisfatte e un chiacchiericcio di stelle nane riempì la notte.
L’unica che rimase in silenzio per un po’ scrutando, ad una ad una, le sorelle e le amiche era Nanà che disse delusa:
“Anche tu nonna? ma sei anziana!”

“Ohy, bimba non essere maleducata, ora!” la rimproverò il papà che fino ad allora aveva taciuto, godendosi la conversazione.
“Ma papàààààà…”
“La nonna ti ha detto la verità ed è vero che il Sole riscalda e illumina la Terra ma è… proprio come noi, nella sostanza. E c’è anche un’altra cosa che devi sapere… tutti i bambini e tutti i grandi guardano alle stelle, esprimono desideri e s’incantano davanti al manto celeste, alle galassie e alle costellazioni. Qualche volta i bambini le sognano e nel sogno diventano polvere di fate, risate a crepapelle. Il Sole invece non lo possono guardare per ore ed ore come fanno con noi, i loro occhi si farebbero male!”
“Ecco questo mi piace… che tutti i bimbi ci possano guardare” sorrise Nanà.

Racconti stellari (seconda parte) di Paola Tinchitella tdr
scritto in occasione di Aspettando… e le stelle stanno a guardare (letture animate a Collina della Pace)