Intervista a Paola Tinchitella – Claudio Braggio per HURRA’ GRIGI

1) La scrittura è una componente importante del tuo lavoro: quanto lo è il rapporto diretto con il lettore oppure ritieni che sia da prediligere la mediazione della parola scritta?

Credo che la condivisione con il lettore sia rilevante nella forma parlata, per esempio nel corso della presentazione di un libro, e nella forma scritta, vedi i commenti ad un blog o le mail private che arrivano allo scrittore da parte del lettore. Se analizziamo queste due formule ne scopriamo come risultato, sempre e comunque,  l’arricchimento reciproco,  in una sorta d’effetto specchio.

Per entrare nel dettaglio, posso sostenere che nel corso delle presentazioni dei miei libri, dopo le letture e l’introduzione da parte di un relatore, accade il miracolo: le domande dal pubblico e i loro approfondimenti personali sono gemme preziose e ti consentono anche di aggiustare il tiro rispetto a stile, soprattutto, ma anche contenuti. Nonostante io scriva a flusso e di getto, le richieste del pubblico inconsciamente creano in me tracce da seguire e mi indicano i punti cardinali verso cui dirigermi.

Molte volte è accaduto che tornassi a casa con la testa piena di appunti per racconti o stralci di un romanzo ancora da scrivere. Quel dono me lo aveva fatto, poco prima,  il pubblico che aveva partecipato alla presentazione. Il percorso più emozionante e ricco, in tal senso, mi è venuto dalle sezioni femminili della Casa Circondariale di Roma e di Ragusa. C’è stato un vero dialogo emozionale con le detenute. Nessuna di loro mi ha raccontato la sua storia, ma le loro domande, i loro occhi attenti mi parlavano esplicitamente delle loro vite, della libertà, del passato, del presente e del futuro. I loro occhi sono stati personaggi viventi in alcuni brani scritti successivamente. La reputo una grande fortuna averle incontrate, ne sono onorata.

Per quanto riguarda la forma scritta, posso raccontare quel che accade quando pubblico un brano di prosa o poesia nel mio blog o nel sito, o un semplice stato in socialnetwork quali facebook o myspace. E’ straordinario quanto la condivisione riesca a creare rapporti profondi  ed uno scambio reciproco di emozioni tra scrittore e lettore.

Accade che, soprattutto nei social network, si aprano dibattiti approfonditi  tra chi scrive e chi legge; a volte questi botta&risposta sono così complessi e viscerali, da risultare quasi autonomi e svincolarsi dalla citazione di riferimento. Contengono tanto non detto, dietro le righe scritte, che, spostati su un altro piano, possono essere riletti con diversa sensibilità e, così decontestualizzati ,diventino suggerimenti da tenere in evidenza per scrivere un altro racconto, un’altra poesia,  o inventare, su quella traccia, un nuovo personaggio.

2) La nostra è la società dell’immagine, ma per te quanto è importante scrivere, inteso anche in senso materiale ?

Se l’immagine, cui accenni, è intesa come altra forma d’arte… tutto il mio rispetto per quest’altra espressione del creare, in qualsiasi formula l’arte si manifesti è un dono dal valore inestimabile. Chi ha bisogno di creare e buttare fuori quel che non riesce a trattenere dentro, deve farlo nel modo che conosce meglio, con l’arte in cui si sente più a suo agio e che gli è maggiormente congeniale. D’altra parte, io stessa ho avuto bisogno di esprimermi spesso con la fotografia o con i video, quasi estensioni di un pensiero che normalmente riempie i miei scritti. Nel mio caso, questo bisogno di creare anche visualart e videoart, credo sia dovuto alla caratteristica della mia arte prima: la scrittura. I pensieri da trascrivere sul foglio mi arrivano in formato immagine, non devo far altro che ritrarli, scrivendo le parole giuste… In quel momento più che scrittore sono un pittore che cerca di catturare l’immagine/pensiero con il suo pennello per restituirla filtrata dal suo tocco e dal suo tratto.

La penna che scorre sul foglio?Sono l’amanuense del mio daìmon profondamente legata al foglio bianco e al fruscio della penna sul foglio. Ho bisogno anche, per creare, di quell’odore di carta e d’ inchiostro… rende tutto magico e sembra che il mio daìmon non riesca a fare a meno di questo rituale, visto che solo in queste condizioni è così fertile. Non potrei scrivere direttamente al pc… nemmeno una poesia. Persino i romanzi, quello pubblicato, e quello cui sono dedita ora, che si compongono di tante pagine, sono scritti a mano e poi trascritti al computer.

3) Qual è la componente di gioco, se ritieni che esista, insita nella scrittura?

Più che gioco… ritengo che la componente maggiore sia da attribuire a quella sensazione sottile che traccia la linea di confine tra piacere e dolore, tormento ed estasi.  Questa sensazione si acuisce quando rileggi in solitudine le pagine e senti che ti trasmettono esattamente quello che tu gli hai ceduto, come se ti abbracciassero con la stessa passione con cui lo hai fatto tu, quando le riempivi di parole. E ancor  più è forte questo amplesso quanto più stai per raggiungere il traguardo della parola fine. In qualche racconto forse sì c’è stata una modesta percentuale di gioco, soprattutto gioco di parole… ma evito gli esercizi di stile, preferisco abbandonarmi al mio daìmon.

4) Scrivere è un piacere che si può trasmettere al lettore oppure è semplicemente un modo per trasportare concetti?

Scrivere deve essere un piacere da trasmettere al lettore, altrimenti non esisterebbero più lettori e nemmeno scrittori. Ovvio che al lettore, se lo rispetti, devi trasmettere contenuti, non vendergli parole vuote… sarebbe offendere la sua intelligenza e la sua buona fede.

5) Qual è la storia che ti ha emozionata/o di recente ovvero quale ti piacerebbe leggere (o scrivere) in questo momento?

La devo ancora scrivere… e se Ballard potesse essere qui, vorrei scriverla e leggerla con lui.

Paola Tinchitella

Paola Tinchitella partecipa all'intervista collettiva di HURRA' GRIGI


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