Paola Tinchitella
Apnea
Edizioni Il Filo (Albatros), 2008 – 2010
Il libro di questa giovane autrice è molto bello. Oserei dire che – come protagonista del romanzo – non ho visto la giovane Isabel, scrittrice che abita un paese vicino Siviglia, ma la sua anima, guidata dalle sapienti mani di Paola, l’autrice.
Andiamo con ordine.
Il titolo, “Apnea”, credo abbia a che vedere col fatto che l’anima della protagonista, appunto, respira e poi interrompe, come in una apnea, il suo respiro, trattenuta da qualcosa che riaffiora, o dal Presente, nella maggior parte dei capitoli, o dal Passato. Nei titoli stessi dei capitoli questa cosa si adombra e dà adito ad essere pensata.
Forse, quella che ho appena espressa sarà soltanto una mia opinione; forse – come penso succeda a tutti i lettori di un’opera, e ancor più di un’ “opera prima”, com’è Apnea, a quanto pare. Paola è una donna estremamente brillante. saggia nel presentare le sue scritture (sia prosa che poesia), e – soprattutto – scrive “da donna”. Ho recentemente recensito un romanzo scritto da un uomo, Franco Matteucci, e che ha per protagonista una donna, le sue emozioni e il suo approccio alla vita, succube di un marito un po’ “dittatore”. E mi è venuto anche troppo ovvio fare un confronto tra il romanzo di Paola e quello di Matteucci. La differenza salta subito all’occhio, a chi legge i due romanzi di seguito, più o meno come ho fatto io.
E’ proprio della natura femminile essere inclini ad un certo grado di fantasia, o – come dicono alcuni, “ragionare” con l’emisfero destro, quello degli istinti. E’ appunto qui l’impossibilità. per un autore maschio, di descrivere i pensieri e le reazioni di una donna facendolo in prima persona. E il romanzo di Matteucci (“Lo show della farfalla”, edito da Newton Compton, Roma, 2010) – che fa questo lavoro, di immedesimarsi nella natura della protagonista – segna secondo me il limite di quello che ho appena detto. Secondo me, anche se il romanzo ha una sua dinamica non priva di originalità, lo stile della storia denota l’universo maschile preponderante. Forse l’autore voleva proprio far questo?
Il discorso di Apnea – fin dal primo capitolo – è un discorso originale (ad esempio, nella titolazione dei capitoli stessi, che si ispirano alle varie fasi di una apnea, ma rapportano ciascuna fase ad un momento temporale della protagonista, ambientato in mare – emersione, approdo sono alcuni dei titoli). Ho già detto che – a parlare – è piuttosto l’anima di Isabel, anziché la stessa Isabel. E’ un modo di intendere questo bellissimo dialogo interiore che è Apnea, in cui proprio la presenza dell’anima giustifica – a mio avviso – il titolo: l’anima va in apnea, nei suoi soliloqui, quando la vita insiste, preme.
Sul libro, dopo alcuni capitoli di introspezione su fatti della vita appartenenti a tempi diversi della protagonista (presente, passato prossimo o remoto), compare all’improvviso un amore. E la vita prende un nuovo ritmo, per Isabel, che – forse – continua a fare apnee lasciandosi andare ad una realtà attesa (magari non immaginata così vicina, dal contesto dei capitoli precedenti). E la storia, da storia di vita, da fatto esistenziale puro, diventa una vera storia d’amore, amore descritto come immediato, sofferto – soprattutto per il comportamento del partner – e poco gratificante nel complesso, ma profondamente vissuto e sempre più desiderato. Isabel si immedesima nella sua parte, e accetta dal partner di essere trattata come forse non vorrebbe, ma si abbandona completamente al ritmo di questo amore, un po’ caotico, ma descritto dall’autrice in modo molto sapiente.
Non voglio che mi si accusi di partigianeria, proprio dopo aver accostato il libro di Paola a quello di Matteucci, ma decisamente, “Apnea” mi è piaciuto molto di più, e mi spiace non averlo trovato tra le opere prime del premio, dove non avrebbe affatto sfigurato. E’ inoltre abbellito da una deliziosa copertina di sapore marino, tratta da un dipinto di Loretta Anna Pagliacci. Recentemente la casa editrice ha elaborato una ristampa in cui la copertina è stata modificata: qui è riportata la precedente, per me molto più efficace.
Lavinio Ricciardi
Circolo di lettura Villa Leopardi
Roma, ottobre 2011

25 ottobre 2011 at 4:34 pm
“E’ proprio della natura femminile essere inclini ad un certo grado di fantasia, o – come dicono alcuni, “ragionare” con l’emisfero destro, quello degli istinti. E’ appunto qui l’impossibilità. per un autore maschio, di descrivere i pensieri e le reazioni di una donna facendolo in prima persona. E il romanzo di Matteucci (“Lo show della farfalla”, edito da Newton Compton, Roma, 2010) – che fa questo lavoro, di immedesimarsi nella natura della protagonista – segna secondo me il limite di quello che ho appena detto. Secondo me, anche se il romanzo ha una sua dinamica non priva di originalità, lo stile della storia denota l’universo maschile preponderante. Forse l’autore voleva proprio far questo”?
Una recensione che esordisce , centra e conclude esaltando l’essenza femminile nella sua femminilità e nel suo divenire donna:la “rappresenta” nell’anima di isabel e la concretizza nella mano sapiente dell’autrice.
L’analisi compie una traccia chiara dell’insieme e del dettaglio , non esprime un ‘opinione “pronta” né dettatata dall’emozione e non presume , ma con molta modestia riconosce , suggerisce le differenze tra l’universo maschile e quello femminile compiendo un confronto tra le due opere.
E’ un valore aggiunto, poiché il pensiero critico è espresso da un uomo .