Ballard attinge al quotidiano per rifornirsi di carburante utile per volare alto, nell’immaginario che trasforma. Descrizioni precise danno vita a sequenze visive che per durata, corposità, spessore comunicativo, pur essendo prossime al paradosso e all’irrazionale, all’ossessivo, ci portano ad identificarle con un’idea comune di normalità, abituandoci alla concezione di un tutto in continua trasformazione.
Morte e Vita, Male e Bene, Sogno e Realtà, Psiche ed Eros, Misticismo e Blasfemia, Malizia e Pudore, senza mai contrapporsi, si mescolano e si alternano con sorprendente naturalezza.
Gli stessi elementi del corpo umano, a contatto con l’intraterrestre e manipolati dalla stessa psiche, si assoggettano a ricorrenti dissolvenze e mutamenti dando vita ad una creatura mutante, che in sé attrae e ambisce il tutto: Blake, dopo l’incidente aereo, è ossessionato dalla consapevolezza di doversi ricongiungere a tutti gli esseri viventi di Shepperton, diventando progenitore e figlio, in una continua metamorfosi di se stesso.
Atti sessuali e sperma sparso dal protagonista, sono simbolo di potenza vitale capace di generare nuove vite, come pure di donarsi e d’appartenere, diventando, per abitanti e lettori, formula condivisa in grado di assemblarlo ai 4 elementi della natura.
Fino alla fine, potere esercitato, dono, metamorfosi, serpeggiano dentro Blake: si sente padre e madre, potente guida delle sue stesse creature ed il dono della vita, tipicamente materno, diventa una sua modalità, così tutte le creature cui si congiunge, assorbono quest’ affinità.
L’ambientazione è forte, nel bene e nel male, e nella condizione anche più funesta resiste la volontà di sperare.
Paola Tinchitella per Vintage!