Katacrash è romanzo “onomatopeico”, nell’estensione più ampia del termine, dove il suono pervade ogni riga. In prima analisi c’è la musica che impregna i contenuti, sotto il segno di rap e hip-hop e che, come già accadeva nel Bronx, terra madre di questo movimento culturale, è la periferia ad accogliere. Sono le gesta di una band votata ad una fede musicale vissuta a 360°, non solo su un palcoscenico. Ma il suono in questo testo è percepibile in ogni anfratto, nelle parole importate da altre lingue, manipolate ed assoggettate alla nostra lingua; così, per esempio, il termine noto MTV, sigla di una nota emittente televisiva, si decompone quando l’autore l’assorbe nel suo libro e si ricompone in “emtivì”, che non è altro che la riproduzione fonica della sigla nel linguaggio parlato. Potrei citare innumerevoli altri casi, visto quanto Fabrizio Gabrielli giocosamente introduce suoni linguistici di altre lingue, come il francese e l’inglese, in sostituzione della parola esattamente riprodotta nella lingua originale… ma vi invito alla lettura per scoprirli voi stessi. Questo gioco viene praticato anche quando si tratta di raccontare l’invio di un SMS, dove lo scandire le lettere in sequenza ci restituisce il bip di ogni tasto premuto sul cellulare per comporre il messaggio. Concludendo al di là della trama divertita e divertente di una storia underground, Katacrash appartiene in ogni suo aspetto alla dimensione della musica e del suono ed è anche per questo che non mi ha stupito affatto trovare, in chiusura, una lista di brani come rimandi ai singoli capitoli del libro, un artificio che supera e completa l’idea di letteratura: un invito all’ascolto da parte dell’autore per accompagnare la lettura del suo testo, evidenza della simbiosi tra righe lette e suoni riprodotti, perché i frangenti emozionali riportati dai suoi vissuti personaggi vengano colti in tutta la loro completezza.
KATACRASH di Fabrizio Gabrielli
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“Ho un sogno…creare un testo volatile comprensibile in tutte le lingue parlate, che arrivi a tutte le genti per farle riflettere, aiutarle a discernere, avvicinarle e tenerle unite. Un testo che non sia scritto, ma che nella sua energia possa cambiare il mondo. E’ utopico, ma i sogni sono fatti di questa materia!”. Paola Tinchitella
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