Comunicare è un’arte, ma comunicare l’arte è operazione ben più complessa e se l’arte in questione è poesia si rischia di ripassare pedissequamente le impronte in versi, lo stile e la forma, appartenenti ad un passato letterario ormai scaduto. La raccolta di Daniele Vergni non incorre in questo rischio-ostacolo e si serve di passato e presente letterario, per sorpassarli e concederci una lettura alternativa e più attinente alla realtà contemporanea, mentre tende a proiettarsi verso il futuro.
Le contaminazioni letterarie e artistiche di vario genere, le influenze dell’avant-pop, del nichilismo, dell’esistenzialismo sono percepibili soltanto di striscio, perché l’ambizione è trascendere i confini di generi e di stili in cui si suddivide l’arte, quasi attingendo al principio sostenuto dal New Weird.
L’opera in questione è sporca di elementi molteplici che trattengono il lettore facendolo sentire a casa propria, in virtù dell’esistenza di concetti incamerati da precedenti esperienze artistiche, per poi stupirlo con altri effetti speciali, quasi prossimi al surreale, capaci di sovvertire la realtà e il vivere umano, rendendolo irriconoscibile una volta introiettato dentro sé e risputato all’esterno.
Così nella lettura ci troviamo a scoprire il cuore del poeta attraverso righi di rabbia e cinismo, la sua mente attraverso logiche astratte, il suo corpo attraverso versi duri e metallici ma mai meccanici… il tutto sembra muoversi in un cyberspazio che paradossalmente diventa specchio incancrenito della realtà sociale contemporanea.
Ogni composizione all’interno dell’opera potrà essere letta ed assorbita tutta d’un fiato oppure centellinata rigo per rigo, come se ogni verso si potesse slegare dal contesto in cui è stato concepito offrendo nuove visioni della stessa poesia in armonia o in contrasto con la medesima.
Qui è talmente palese la mancanza voluta di regole classiste e classificatrici da consentire anche una lettura a ritroso, partendo dall’ultimo verso e salendo verso il primo stravolgendo l’ordine assunto di principio e fine. Non ci sarà mai incongruenza ma… la logica illogica e dissacrante che l’ha guidata resta incollata alle pagine, saldata alla volontà di negare il già fatto, il condiviso, il già deciso. Tutto il reale esistente e già visitato nel quotidiano può perdere valore davanti al nulla introiettato nell’artista e divenuto particella corporale… e l’assenza di speranza progettata all’interno di una vena nichilista non diventa un semplice concetto immobile ma pronto a trasformarsi in risorsa alternativa, una volta sedimentato e diventato parte integrante del sé.
A questo punto diventa necessario sottolineare che tutto quello che si sente serpeggiare delle influenze sopracitate, qui si mescola per ottenere visioni alternative, in movimento, in divenire e quindi capaci di superare per paradosso anche il loro stesso divenire.
Niente di statico anche quando i versi immobilizzano, tutto in trasformazione e capace di scuotere dal torpore, con un approccio sperimentale che innova e rinnova ogni sensazione e visione umana già provata sulla pelle o sul cuore.
Di-verso in-verso analizzata nella sua eclettica completezza, si mostra, in toto, un’opera sincretica nel significato più estensivo del termine, dove la tendenza al raggiungimento di una conciliazione e sintesi di stili e linguaggi, a volte antistanti e contrastanti, ci restituisce un mix creativo che ci offre
nuovi approcci alla sperimentazione della comunicazione scritta.
Per entrare nel merito dei contenuti, quest’opera poetica racconta l’esistenza di storie di strada, di vita rifiutata o abbracciata, condizioni umane brutalmente realistiche, che sanno essere guidate solo da chi sa scriverle con forza, rabbia e discernimento, condito di cinismo, per farle diventare quasi indolori o rovesciarne gli effetti. Così la realtà spezzata in frammenti e in versi, prende altre sembianze, alterandosi diventa “altro reale” che giustifica e offre visioni alternative e altri significati. La realtà filtrata da una mente che la commuta ci prospetta altre angolazioni… inquietanti e surreali, ma vicinissime ai pensieri da marciapiedi e da sottopassi. Quando un poeta-scrittore è in grado di sconfinare in realtà presunte, vissute e deformate da un personaggio che vive la sua alienazione dal reale e nel reale, ha raggiunto un grande traguardo: calarsi e distaccarsi, al tempo stesso, dalla parte rappresentata è un atto di scrittura vivo e vigile. La scrittura di Daniele Vergni contiene questo input originale.
Paola tinchitella