Archivio Mensile: marzo 2011

Sciarada

Scoprirne la combinazione e le non-parole, le tante poche parti ed il totale… dimenticatoi invadenti.
Recidi pure i fiori… si può potare la memoria dai ricordi imperituri?

Unica destinazione: finire… e tacerne la fine.

Bouquet omaggio del pensiero al pensiero collettivo, quasi corolla di valenza positiva… e dietro le quinte il suo soccombere, come le ali spezzate di un pensiero che resiste. .. nemmeno caducità delle cose, pre-valenza negativa di un addio insito in ciò che muore, perché ciò che muore presuppone che sia vissuto anche solo un attimo… prima.

Così non è?

Corolle di finzione, depredate del profumo, incapaci persino di marcire, immemori dell’aria intrappolata nell’istante. Scelte di plastica… il loro non concepire coaguli maldestri che ribollono “dopo” in urne consacrate.

Sconsacrato sarà già il ricordo, servire un’alacrità inutile perché?

Lui qui già non “è”…non è necessario che “non sia più”. Umani lo depredammo del suo odore, colore, sapore… mosso il primo passo a favore del rifiuto, ed è discarica il suo cimitero…

Colori finti. Inventati e tralasciati… non sanguinano… non vibrano… non deteriorano… di loro stessi sono “privi” dimentichi di vita. Vita è già memoria nel presente come potrebbe possederla l’oggetto che non l’ha mai posseduta?…se non nelle mani sconosciute… nel respiro metallico di messa a punto …in catene di montaggio.

Sottratta è la tridimensionalità, luogo grezzo, apparentemente asciutto,
supporto statico… solo… non-luogo
astratto e piatto per cromatismo, spirale che intrappola fasi
dissolutiva e…costruttiva azione dell’evento improvviso,
intangibile perché non convenzionale.
Sovrastare quella terra, isola che non c’è …spremendo tutto l’immaginario che c’è… tutto l’inocularsi del possibile dentro, filtrare quel razionale a trattener le scorie di impurità emozionali.
Percorro la strada e mi chiedo cos’è quel che non riesco a guardare, quel che mi fa abbassare lo sguardo?
Ci vorrebbe un luogo capace di disconoscere la memoria, di lasciar marcire i ricordi,
modalità interiore…inodore, incolore,
un luogo permeabile… a lasciar scorrere, per perdersi altrove, umori eventuali, tra le sue pieghe di corazza carsica.

Dimenticatoio o foiba… forse non cambia.
C’è più memoria nel tentativo di iconizzare un siffatto non-luogo che in tutto quello che la storia ci tramanda, compresa la storia personale e non solo quella universale.
Il rammentare spaziale questo luogo, abbandonato da qualsiasi dio e qualsiasi uomo, forse è evocare la stessa memoria che fermenta a dispetto di ogni tentativo di credere nella possibilità di questa strada alternativa.
Il tempo torna, giocando a nascondino con lo spazio circostante. Il tempo torna sempre a completare lo spazio. Tesse la sua ragnatela di sottili verità passate già di moda. Un tempo di ragnatela che, meditata o impulsiva che sia, ha il suo tempo necessario per formarsi e, a volte, è lo stesso pensiero involontario, irrazionale a tessere quei fili… nel tempio immobilizzato dalla sottrazione del carpe diem alla somma delle possibilità.
Mi fermo ancora un po’ a leggere il silenzio che impregna… che spacca, quel seme di dolore e tristezze antiche, quella sì è ancora vita… e mi chiedo se davvero esista la possibilità per la memoria di esser resettata… se è solo un difetto da correggere la non-dimenticanza, se errore è essere immuni dal richiamo del suo svuotarsi… se in un ricordo c’è un universo vissuto al di sopra degli schemi… non vorrei mai perderlo… anche se è dolore

Paola Tinchitella tutti i diritti riservati

“(…)Corrugo la vita sulle preoccupazioni presenti… ci sono solchi che partendo dallo sguardo arrivano fino alla punta dell’alluce. Non smentirò niente, ricordando supererò il mio presente.
Memoria coagula in quell’inizio di vita rappreso, vilipeso e offeso. Fecondare opportunità non vuol dire vederne nascere il risultato. A volte abortisce anche un pensiero, figuriamoci un futuro mai nato.
Rappresaglie di mesi in fiumi di noncuranza, negligenze della speranza che incrocia le dita e poi ti volta le spalle.
Uno strappo al cuore dolente sanguina in sordina, mentre uno strappo al pudore del silenzio… dà fiato alle trombe. Eppure è già così lontano per amarne il suono d’esistenza e si confonde ad un infante cielo… infausto.
Beato chi non s’accorge dei passaggi e delle ouverture
beato chi non s’accorge degli eventi e delle uscite di scena prima dell’apparizione
beato chi non s’accorge delle croci infilzate in corpi che da tempo hanno smesso di pregare… delle vie crucis condotte in solitudini amniotiche… dei camposanti che riposano nel ventre.(…) “da Orior

 


Liliana Russo, Paola Tinchitella e Nadia D’Amato insignite della “Medaglia D’argento”

Scritto da Elisa Montagno
Venerdì 04 Febbraio 2011 07:34

Liliana Russo, Paola Tinchitella e Nadia D’Amato Insignite della “Medaglia D’argento” della Provincia Regionale di Ragusa. L’impegno, la solidarietà a sostegno della tutela e la valorizzazione dei beni pubblici, artistici, culturali e della comunicazione rappresentano la forza di un territorio. Liliana Russo (italo- venezuelana), cittadina vittoriese, artista eclettica laureata in decorazione, curatore di eventi culturali; la scrittrice romana Paola Tinchitella, e Nadia D’Amato, giornalista professionista vittoriese, sono state insignite della “Medaglia d’Argento” della Provincia Regionale di Ragusa per l’impegno a favore del sostegno della comunicazione e la tutela e valorizzazione dei beni pubblici nonché del patrimonio artistico -culturale. La Provincia e in particolare il Consigliere Salvatore Mandarà, presidente della 5° commissione allo sviluppo economico e Fare Ambiente, hanno riconosciuto il loro impegno nel progettare strumenti di comunicazione per la promozione e la fruizione del patrimonio artistico e culturale nel territorio locale ed internazionale offrendo i necessari supporti, come il rilievo grafico e fotografico, sia alla documentazione finalizzata alla ricerca sia a quella destinata alla valorizzazione. Gli scambi culturali sono quindi diventati un modo per valorizzare la nostra terra. Come nel caso delle tappe ragusane della scrittrice Paola Tinchitella, presente nel più volte nel territorio ibleo per la presentazione del suo libro “Apnea”. L’opera, un “romanzo-non romanzo”, come lo ha definito la stessa autrice, è stato presentato a Vittoria nei locali del Teatro Comunale, alla sala conferenze “San Giuseppe artigiano” di Ragusa e alle detenute del carcere di Ragusa. Per la scrittrice romana è il secondo evento di questo genere. Poco prima, infatti, aveva incontrato anche le lettrici della Casa Circondariale di Rebibbia. Gli eventi, dal titolo “Un viaggio nell’anima” ed “Il silenzio spezzato”, sono stati organizzati da Liliana Russo in collaborazione con il gruppo “Albatros”. In provincia i dialoghi fra la scrittrice e Liliana Russo e fra la scrittrice ed i partecipanti sono stati condotti e moderati da Nadia D’Amato. Durante tutte le tappe la scrittrice ha quindi conosciuto il nostro territorio, traendo ispirazione per nuove opere. Ogni viaggio, infatti, è fonte di ispirazioni ed idee per gli scrittori. E chissà che il prossimo romanzo della Tinchitella non possa essere ambientato nella nostra provincia, invece che in Spagna.

Elisa Montagno

Notizie sulla scrittrice romana Paola Tinchitella

“Il suo primo romanzo scritto con anima, cuore testa e quell’immancabile energia avvolta di flussi di emozioni che provengono dalla pancia, narrazione di parole ed immagini, poesia in prosa, che immergono in un mare di emozioni”. Queste sono le parole di Liliana Russo che ha presentato il libro dell’autrice romana nel suo itinerario ragusano. «Apnea», romanzo-non romanzo è ambientato in Spagna, raccontato dall’io di Isabel, la sua protagonista, ha riscosso un discreto successo alle presentazioni presso Rinascita, Caffè Letterario, Libreria Liberamente a Roma e al Castello Caldoresco a Vasto nella straordinaria cornice di Punta Penna. Infine giunge nel teatro Vittoria Colonna in provincia di Ragusa e la Sala Conferenze “San Giuseppe Artigiano” di Ragusa dove “Apnea” diventa protagonista di due eventi “Un Viaggio nell’Anima” ed ”Il Silenzio Spezzato” realizzati con la collaborazione del gruppo ”ALBATROS” e organizzati da Liliana Russo, che ha curato anche i dialoghi con la scrittrice. In questa sede, Paola Tinchitella partecipa anche al convegno intitolato “L’ambizione del Burattino”, dal racconto omonimo dell’autrice, che prende spunto dallo studio svolto su “Il social network rischi e vantaggi”, al fianco della D.ssa Liliana Russo. Per l’impegno a favore e sostegno della Comunicazione, della Cultura e dell’ Arte viene insignita della medaglia d’argento dalla Provincia Regionale di Ragusa. Incontra le lettrici della Casa Circondariale di Rebibbia e del carcere di Ragusa. Con Apnea si classifica al quinto posto Premio Internazionale di Libri «Il Saggio» e riceve una menzione nell’ambito del Premio AlberoAndronico. E’ stata inserita nell’Antologia del premio e nella blasonata Enciclopedia degli Autori Italiani. Approda in Mexico alla fiera internazionale del libro di Guadalajara (28 novembre al 6 dicembre 2009) e alla fiera di Torino assieme ad Intermezzo Criptato (decodificando il femminile in versi) una silloge che raccoglie sessantanove brani di poesia pubblicato a Maggio del 2010.
La recensione di Liliana Russo ad “Apnea”, l’opera prima dell’autrice presentata nella provincia di Ragusa durante gli eventi un “Viaggio nell’anima”e il “Silenzio spezzato”.

“LUCE DELLA RIBALTA”
NEI MEANDRI DELL’INCONSCIO di “ISABEL”

Apnea, romanzo-non-romanzo, si rivela il grande dono che l’autrice, attraverso la magia della sua scrittura , mette a disposizione dei lettori utilizzando la comunicazione con uno stile che scopre la sua combinazione nel coraggio di varcare la soglia per ricercare naturali corrispondenze. L’autrice, facendoci incontrare i pensieri disordinati e disorientati di Isabel, la protagonista, attraverso le immersioni frequenti nelle profondità della sua anima, traccia sulle pagine bianche, una ricchezza di linguaggi , espressione delle sue emozioni, attraverso cui trasmette i diversi modi del proprio sentire. Si tratta di percezioni arricchite dei contenuti di quanto, dall’esterno e dall’interno, dalla diversità e dalla similitudine, dall’uno e dal molteplice, la scrittrice ha colto, segnando un attimo presente, diventato appena passato, ma con future proiezioni che portano con sé i mutamenti e le mutazioni. Il contenuto letterario dei percorsi della vita, nelle pagine di “Apnea”, possiede l’intraprendenza di sfidare il lettore a compiere un’immersione nella profondità dell’io, per entrare in simbiosi con la protagonista e con grande stupore ci si ritrova catapultati nel ruolo di personaggio in un palcoscenico teatrale che apre il sipario su rappresentazioni proprie della nostra anima. Così ciascun lettore può compiere un viaggio nel proprio passato vissuto attraverso cui scoprire la possibilità di mettere a confronto, nel presente, gli eterni dualismi di cui la vita è caratterizzata. Il lettore, entrando in simbiosi con il personaggio- protagonista viene indotto a soffermarsi su alcune riflessioni che lo portano ad interrogarsi sul suo voler “essere” e sul suo voler “ avere”, sottolineando il ciò che si “è” ed il ciò che si “ha”. E, dopo un’attenta e profonda analisi, egli raccoglie forze e coraggio per tentare la risalita della propria esistenza, iniziando ad affrontare quel mondo perbenistico al quale, egli stesso, ha permesso di confezionare regole e convinzioni per convivenze in “gabbie invisibili” in conflitto con l’idea di libertà dello spirito, in senso lato.Viaggiando insieme ad Isabel, tu, lettore, trascinato nell’immersione dell’anima, scopri che è avvenuto un colpo di scena inaspettato: la tua vita si impadronirà di un tempo scandito non più da lancette spinte da un battito meccanico, ma dal ritmo dei battiti di un cuore in grado di ricondurre la ragione sui sentieri del proprio istinto. Un “istinto” nel suo divenire, quindi ormai consapevole di essere divenuto liberatore e conquistatore dei propri sensi, che sono la caratteristica dell’essenza dell’essere e scontrandosi con quella “condanna vestita di dono”, denominata libero arbitrio, potrai scoprire la successiva ed ultima essenza: lo spirito, origine della nostra vita e sigillo dei misteri che conducono l’anima, ormai cosciente dell’oltre, verso l’oltretutto. Il linguaggio, se pur contemporaneo, compie un eccezionale superamento del suo limite linguistico, adattandosi a sfumature libere da regole convenzionali, per essere immerso in un panorama “universale” finalizzato alla lettura della creatività emozionale. Questa caratteristica espressiva dell’autrice sembrerebbe una sperimentazione, ma in realtà è una naturale capacità , che evidenzia la sua intelligenza emotiva e rende, nella sua unicità, riconoscibile le sue opere fissando un timbro di appartenenza.

Liliana Russo


Affittasi

Stavo per suonare… ma non servì. Quel ragazzo mi squadró, mi fece un complimento sottovoce e poi, in un’acrobazia da fermo, fece spalancare il portone e scomparve dietro un rimbalzo del sole tra vetro e metallo…

Entrai titubante mentre lui, sulle scale, continuava a tubare con gli occhi nella mia direzione. Salì fischiettando un motivetto e ricordai il motivo per cui ero inciampata in quella mattina perdigiorno, su quel pianerottolo… Mi girai per rincorrere quei tre gradini, scendere e raggiungere la causa della mia presenza lì.

Me la trovai di fronte quella piccola donna… con un sorriso soddisfatto…

Mi chiesi se era appartenuta anche al mio viso quell’espressione stralunata da cavallo quasi vincente ad un passo dalla perdita e dal perdersi, mi chiesi se quello sguardo imbecille fosse stato mio nei mesi precedenti… me ne vergognai… E mi vergognai anche della sicurezza con cui quella mia simile affrontava i gradini… la scivolata è uno dei rischi maggiori quando si sta ad un metro da terra, la caduta può essere fatale…

Coincidenze accidentali, incidente incrociato. Suonai. Suonai. Suonai.

Nessuno… la porta non si apriva. Giurerei di averla vista aprirsi per far uscire lei…

Suonai di nuovo. Silenzio ed immobilità. Morte, fine, addio. Sigillato l’inverno, murato vivo… davanti ad un germoglio di sole di un modesto marzo.

Sentii il ragazzo sconosciuto scendere le scale, lo stesso giro di danza… e mi disse fuori c’è il sole e spalancò il portone. Sorrise. Sorrisi.

La vita di quel vicolo mi sveglió, l’asfalto più in là ringhió sotto le ruote di una messa in moto.

La vita continua… basta solo accettare l’idea che venga tagliata a pezzi, a volte ti mangia cruda e a volte ti cuoce a puntino, a volte ti brucia… e i resti nel secchio. Vale per me, vale per lei, vale per lo sconosciuto, vale per la sconosciuta, vale per chi ha aperto e vale per chi ha chiuso.

Affisso sul muro un cartello…

Affittasi by Paola Tinchitella


Signori su affrettatevi…

Ingresso libero
al luna park della vita
luci brillanti ed effimere
…colorati sussurri invitanti
“Signori si scende…
altro giro, altra corsa”.
Bambino il mio cuore
sommerso da voglie infantili
di viaggi spasmodici
al limite dei miei giorni
desideri di corse
mai percorse
di adrenaliniche risorse
Adolescente il mio cuore
che guarda
con sguardi candidi
presunti brividi
troppe papille
translate sull’anima
per gustare il tutto
senza accorgermi
del retrogusto amaro
di azzurro zucchero filato
imbevuto di cronaca rosa.
Bambino il mio cuore
catturato in uno sguardo
fermo…
davanti la giostra
guardarla girare
e immaginare
l’adrenalina occultata
nel rapido movimento,
le vertigini in bilico
sulle altezze,
il vuoto allo stomaco
da riempire
nelle discese a picco.
Adolescente il mio cuore
la sua voglia
di salire sulla giostra
per divorare aria densa
di spasmodiche velocità,
scoperta di pori saturi
in lunghi brividi
di sensuali attimi
e brucia la paura
di desideri da funambolo
sul filo del rasoio
tra pelle e cuore.
La musica finisce
rapprende nell’aria
sospesa e immobile
come la corsa
che inchioda in frenata
il tuo epidermico piacere
dopo aver girato
in tondo e senza meta
nel labirinto
dei miei delicati
giorni dedicati.
Ti guardo rivestirti
indolente,
dopo averti amato tanto,
lontano dai sensi
e dal tuo stesso cuore
una lacrima si perde
tra i miei seni
mentre i pensieri
si accalcano in un coro
“Signori su affrettatevi
che fra un po’ si chiude”
Paola Tinchitella dalla Silloge
INTERMEZZO CRIPTATO
decodificando il femminile in versi

Intrecci-nel-girotondo-della-vita by Liliana Russo

INTRECCI DI LUCE NEL GIROTONDO DELLA VITA”
(Foto :Liliana Russo)


Oniri sismi… fasi del sonno

Dormiveglia by Paola Tinchitella

Il sogno by Paola Tinchitella

Il Risveglio by Paola Tinchitella

Avvolgimi sonno, cancella i giorni… avvolgiti giorno come bobina di suoni, colori, dolori, spasmi, gioia di olfatti da dimenticare, memoria di secondi vissuti a crepapelle. Muori giorno, fatti ingoiare da un notturno che sia speranza di ricominciare con un’altra alba soffusa, diffusa senza refusi da correggere. Non voglio più bozze di reale, né bozzi né lividi sui miei domani. Accoglimi sogno tra le tue braccia nude, lo vedi? Ho abbandonati gli orpelli di pesanti gioielli, che incantano le dita, sul legno che respira al mio fianco. Resta lui a vegliare il mio sonno.

La luce dentro respira ancora, si apre un varco tra le follie del tempo che incalza, danza, rimbalza sulle pareti verniciate dal buio, affreschi onirici nelle volte della mente. Ancora una volta entrano in quei secondi distesi sul fianco sinistro… eroi e saltimbanchi, risa e pianti, le donne e gli uomini che mi hanno pugnalata e quelli che mi hanno vestita di preziosismi e virtuosismi. Il gioco continua e il sogno lo guida.
E’ sogno, il mixer di icone… riflesso del confine tra reale e ir-reale pensato… entrambi da metabolizzare… Li vomito al risveglio, dopo aver percorso la loro riabilitazione, anche un sogno può guarire, anche un sogno può condurre in sé la cura dell’onda anomala che assale il giorno, che aggredisce la notte.
L’alba è una piuma che scende sul mondo, l’attendo già sveglia con il mio sorriso migliore.
Paola Tinchitella © tutti i diritti riservati


MISERERE…

Povera arte
massacrata dai troppi click
del macete sanguinante
di un mouse selvaggio,
serrato tra le mani incolte
del successo di un istante.

Povera arte
ammuffita dentro versi
inchiodati
ad uno stato in luogo
mascherato
da moto a luogo
di un nuovo carnevale.

Povera arte
archiviata in erronei scaffali
di mistificate classifiche
per lasciarsi impolverare
dalle mendaci verità
di mendicanti mentori.

Povera arte
addestrata da nuovi dittatori
resuscitati dalla sconfitta
della loro antica onestà,
falciata dal boomerang
di dimenticati versi
saturi di giustizia e libertà.

Povera arte
resa digiuna da altre
infamanti fami,
bulimica,
anoressica,
cannibale assassina
del suo valore intrinseco,
carnivora saziata
da estrinseche mediocrità.

Povera arte
depredata di emozioni viscerali
da mecenati prezzolati
dissetati dalla bevanda aspra
della loro stessa bava,
povera arte
avvelenata dalla mescita di bibite
confezionate già scadute
dalla lingua biforcuta
di sofisticate manipolazioni.

Miserere nobis…

Paola Tinchitella©tutti i diritti riservati


Chiavi… al di là… di noi

chiave di burn-out di Paola Tinchitella

La chiave di Burn-out è denuncia…

Il suono che si interrompe dentro noi… Bruciarsi, ridursi alla radice quadrata del FA-RE (due note, fatalmente, verbo)… dove il numero 2 (quadrata) indica il sentirsi responsabili per due: per se stessi e per un altro di cui ci si fa carico o cui ci si lega… e la paura di non riuscire a farcela, la paura di crollare, di bruciarsi, di fallire… di non essere all’altezza del compito che ci siamo assegnati o che ci hanno assegnato. La sintesi di un binomio, l’analisi di una simbiosi… qualche volta tradisce ogni pianificazione. La chiave di violino sarebbe già musica… la chiave di burn-out è silenzio che uccide.

Dove risiede la chiave che risolve? Nel restare uno nella comunione, se stessi sempre, accogliere l’ospite con amore ma senza aspettative, fare per amore e mai fare per vedere risultati… Difficile perchè umano è errare, confondersi, bruciarsi… umano è essere fragili, umano è amare e disumano amare troppo un altro che non ha imparato ad amare e a dedicarsi all’onestà di intenti.

Paola Tinchitella – tutti i diritti riservati vietata la riproduzione di immagini e prosa


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