A testa in giù…

Petali di Cielo by Liliana Russo

Al di sopra delle nuvole stringevo la tua mano, con occhi stracolmi di un tramonto a testa in giù, per tutte le albe rovesciate che di te mi sono persa.  Mi dondolavo in quel cielo dove tutto è possibile, tra nubi a pecorelle… smarrito ormai il gregge di omologati amori vissuti sulla superficie della pelle.

Lo ammetto… vorrei mettere la testa a posto, ma lei rotolando scivola altrove e puntualmente mi ritrovo ad avvitare pensieri inconcludenti; logore le impanature per colpa di un cuore che resta sempre lì, in quel solito posto, a guadagnarsi qualche pulsazione in più, così disperatamente immemore e smemorato dei retaggi culturali… non riconosce come storia lo sguardo tramandato dal mondo, incancrenito e svuotato per colpa di troppe regole. Vorrei regolamentarmi, fissare divieti di transito e di sosta per emozioni fondiefilano che si intrecciano a questi cirri sfiorando oblò e pori 3D.

Sorvolando la terra mi sento fertile di risorse nuove, molto più di quanto lei stessa ne sia capace, e attendo un atterraggio morbido su piste di metamorfosi sensoriali… attendo nuove ipotesi che non restino solo teorie a mezz’aria. Attendo un nuovo percorso senza destinazione che mi trascini lontano dai tuoi occhi ma non da te… una soluzione che includa te in questo abbraccio nuovo, rifiutando i miei turbamenti ingestibili, omettendo il deragliare di passioni kamikaze.

A terra farò ricorso a stringhe di letterate costruzioni ermetiche e stringate (stringo i denti mentre mi domando se ne sono mai stata capace). Lascerò libera la parte più buffona, l’eteronimo di me capace di deridermi e tra risate giullari inghiottire lo spasimo di uno scarto di giorni, mesi, anni… che ci dividono.

Intanto… volo in un questa trama d’uncinetto: dritto e rovescio, catenelle e punti tralasciati. Quassù posso sperare di amare senza curarmi delle proporzioni di spazio o di tempo, l’unità di misura è congettura umana che non ammette “ricorsi”… faccio ricorso al mio coraggio di stringere quel “senso” capace di spaziare oltre queste righe.

Contemplo il tuo respiro, ascoltando il mio… lo filtro tra lacrime di gioia che ho trattenuto ai bordi di un incontro infinito…

Procurami, ti prego ora, una sola lacrima di dolore che sappia spezzare in due questo cuore di pane e farti sgusciare via… in fondo ad un pensiero da accantonare, dove io non possa più trovarti.

Paola Tinchitella.. @tutti i diritti riservati

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