Archivio Mensile: febbraio 2011

Autoritratto

“Quello che c’è tra me e te, tra te e me non finirà mai”.

Tra un’ora e l’altra accade che ci sia una pausa di ghiaccio… e magari fuori è già luglio inoltrato. Lo sente, si avvicina e mi stringe, mi parla con quel suo sorriso intrinseco… estrinseca su di me il suo potere. Mi possiede dopo avermi amata, mi possiede mentre mi ama, mi possiede ancor prima di amarmi.

Mi abbraccia e mi sussurra tra tasti di notturni e corde di giorni discordi.

Autoritratto - Δαίμων by Paola Tinchitella

Δαίμων - autoscatto by Paola Tinchitella

“Quello che c’è tra me e te, tra te e me non finirà mai”. Ed io gli credo… perchè ho smesso di credere agli uomini.

Paola Tinchitella  (diritti riservati immagini e prosa)


Dislegia notturna

dislegia notturna by Paola Tinchitella

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La notte

tutto intorno è silenzio

ticchettio di pensieri distoglie pupille

s’interrompe la lettura

dell’armonia bramata.
Tictac recidivo… a violentare il vuoto.

Violenza carnale di un sogno, coitus interruptus…

onanismo condotto dal reale.
Nessun nesso logico accompagna il sonno,
suoni riavvolti su spolette di giorni.
Lettere casuali si accalcano
e-pistole inconcludenti e mai spedite
tutto è possibile se non segui la ragione.

Prigione il vero… sparategli addosso.

Paola Tinchitella


STEREOFONIA DI UN MONOLOGO… uno stralcio

L’anima è un ventriloquo continua a parlare quando le  labbra tacciono per eccesso di pudore o responsabilità.

Vi guardo.

Non guardo voi ma i vostri pensieri assennati e quelli assonnati che non riescono a conoscere risveglio.

Vi guardo ma non vedo altro che il vostro sguardo proiettato su come mi vorreste.

Ma io non posso diventare che quel che sono.

L’anima è un ventriloquo continua a parlare quando le     labbra tacciono per eccesso di pudore o responsabilità.

Vi guardo.

Non guardo voi ma i vostri pensieri assennati e quelli assonnati che non riescono a conoscere risveglio.

Vi guardo ma non vedo altro che il vostro sguardo proiettato su come mi vorreste.

Ma io non posso diventare che quel che sono.

Quello che non c’è non può diventare;  quel che è disperatamente assente manca all’appello nell’aula magna del divenire.

Non vi affannate.

Quello che è in voi è vostro e potrà “diventare” solo in voi che lo possedete. Non posso esser vera delle vostre verità e non posso esser libera delle vostre libertà.

Paola Tinchitella tutti i diritti riservati -

è severamente vietata la riproduzione anche di singole parti del testo senza il consenso esplicito e scritto dell’autrice.


Ho strappato ai giorni… i Tuoi Occhi

La notte suicida
insudicia tempo
per mettere a punto
capestri di sogni
inutile spunto
da strangolare al risveglio…

La notte crudele
armata fino ai denti
di affilati miraggi
taglienti
la notte…
braccio destro indolente
del moto costante del mondo

L’alba cruenta
sanguina luce
da persiane socchiuse
gettando sugli occhi
le sue bende accecanti…

L’alba trafficante
albeggia e
armeggia sui banchi
vendendo scampoli
di realtà setificate
da falsi tessitori
occasioni a peso d’oro
tra lo shopping selvaggio
dei cuori offuscati

Non ho monete
con me
amore
per acquistare
almeno un ritaglio
del tuo cuore
magari fosse…

fosse anche soltanto
quello strappo di te
rimasto impigliato
ad un gancio al soffitto
tra pareti di noi
nel vuoto spinto
di una notte qualunque…
lontana ormai assente

Io e te
presenti e distanti

E così
perdo tempo
a rassettar i miei giorni
comprando anni
da spendere in attimi
tra scaffali d’attesa

Riempio le sporte
di sussurri increduli
ma mai così nitidi
da svuotare
in notti insonni
su cuscini abbandonati
dal rumore delle stelle
in mille giorni immaginati
a rotolarsi
tra piane verdi di prato

… se solo fossero i tuoi occhi.

Paola Tinchitella © tutti i diritti riservati

Intermezzo Criptato (decodificando il femminile in versi)su IBS


A testa in giù…

Petali di Cielo by Liliana Russo

Al di sopra delle nuvole stringevo la tua mano, con occhi stracolmi di un tramonto a testa in giù, per tutte le albe rovesciate che di te mi sono persa.  Mi dondolavo in quel cielo dove tutto è possibile, tra nubi a pecorelle… smarrito ormai il gregge di omologati amori vissuti sulla superficie della pelle.

Lo ammetto… vorrei mettere la testa a posto, ma lei rotolando scivola altrove e puntualmente mi ritrovo ad avvitare pensieri inconcludenti; logore le impanature per colpa di un cuore che resta sempre lì, in quel solito posto, a guadagnarsi qualche pulsazione in più, così disperatamente immemore e smemorato dei retaggi culturali… non riconosce come storia lo sguardo tramandato dal mondo, incancrenito e svuotato per colpa di troppe regole. Vorrei regolamentarmi, fissare divieti di transito e di sosta per emozioni fondiefilano che si intrecciano a questi cirri sfiorando oblò e pori 3D.

Sorvolando la terra mi sento fertile di risorse nuove, molto più di quanto lei stessa ne sia capace, e attendo un atterraggio morbido su piste di metamorfosi sensoriali… attendo nuove ipotesi che non restino solo teorie a mezz’aria. Attendo un nuovo percorso senza destinazione che mi trascini lontano dai tuoi occhi ma non da te… una soluzione che includa te in questo abbraccio nuovo, rifiutando i miei turbamenti ingestibili, omettendo il deragliare di passioni kamikaze.

A terra farò ricorso a stringhe di letterate costruzioni ermetiche e stringate (stringo i denti mentre mi domando se ne sono mai stata capace). Lascerò libera la parte più buffona, l’eteronimo di me capace di deridermi e tra risate giullari inghiottire lo spasimo di uno scarto di giorni, mesi, anni… che ci dividono.

Intanto… volo in un questa trama d’uncinetto: dritto e rovescio, catenelle e punti tralasciati. Quassù posso sperare di amare senza curarmi delle proporzioni di spazio o di tempo, l’unità di misura è congettura umana che non ammette “ricorsi”… faccio ricorso al mio coraggio di stringere quel “senso” capace di spaziare oltre queste righe.

Contemplo il tuo respiro, ascoltando il mio… lo filtro tra lacrime di gioia che ho trattenuto ai bordi di un incontro infinito…

Procurami, ti prego ora, una sola lacrima di dolore che sappia spezzare in due questo cuore di pane e farti sgusciare via… in fondo ad un pensiero da accantonare, dove io non possa più trovarti.

Paola Tinchitella.. @tutti i diritti riservati


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