Caro presente ancora da venire,
sto guardando il mondo nel disincanto, ascolto il mondo… rumore che annulla il canto, blatero in sordina contro un tempo sordo e il mio dissenso non so mostrarlo che nell’ambire l’eremo. Quante brutalità divenute normalità, nell’accettazione nasce il mio dolore.
Ma chi ha detto che lontano dagli occhi si sta lontani dal cuore?
E’ un punteruolo che si conficca nelle carni, non c’è speranza che io possa essere compreso in questa mia assenza inquieta, non so chi possa raccogliere i miei brividi e questo silenzioso modo di amare che manca di troppe parti per affermarsi nella sua pura completezza.
Non ho più un pensiero lineare ma un groviglio di pensieri annodati a troppe paure, ho paura di stare e di muovermi, temo il mio prossimo più di quanto io tema me stesso, temo la vittoria perché renderebbe più insopportabile la perdita, nella rinuncia si disseta la mia sete… appagamento momentaneo dal retrogusto di sale… e la paura di guardare chi alla stessa mia fonte potrebbe dissetarsi e sentirne l’esattezza del gusto dolce che distorce a contatto con le mie papille. (…)
Paola Tinchitella tutti i diritti riservati