” I più abili strateghi della storia erano uomini, una scienza coniugata all’arte di sapersi muovere su terreni minati.
Le donne in questo sono poco abili, tranne rari casi, la causa è da ricercare nel genere che per natura e cultura lo rende estremamente difficile; quando intraprendono questa intellighenzia si ritrovano, troppo spesso, danneggiate dalle stesse mosse operate contro il loro ”avversario”, sono materne e quindi incapaci di perseguire crudeltà con tenacia e convinzione, troppo ben disposte verso chi comunque nasce da una loro “collega di genere”.
Nella maternità destinata alla donna risiede il grande limite, dare la vita ad un altro, per un altro, esige amore incondizionato e puro istinto, e laddove la natura non ha esercitato già alla nascita questo plagio interviene la cultura che attribuisce questo pregio-danno ad ogni sesso femminile. Questo cozza con la messa a punto di strategie nei rapporti interpersonali e anche volendo esercitare questa latente possibilità dell’umano, interviene troppo spesso il deterrente dell’amore senza ritorno che genera comprensione e perdono verso l’altro.
Al contrario l’uomo nasce con un pene, pronto a procreare, in assenza della sua virilità e del suo seme la vita non prosegue, non deve provare amore incondizionato, puó creare ed abbandonare al mondo la sua creatura… la sua opera, l’importante è che gli venga riconosciuto il ruolo… ”
segue su Nova n. 40 – Rivista d’arte e scienza

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